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L’ARTE DI MANGIAR BENE secondo ARTUSI

Giovedì, Gennaio 28th, 2010

Pellegrino_ArtusiFrontespizioStamattina mi sveglio presto, mi faccio un buon caffè e, imitando una carissima amica che segue questo rito da sempre, me ne torno a letto per berlo con voluttà. Immediatamente Mimilla, la gattina principessa, mi viene accanto a fare le fusa e a richiedere le sue coccole. Penso che sia veramente bellissimo non dover correre al lavoro con il freddo e il gelo, ma potersi inventare la giornata. Voglio fare ciò che mi dà piacere, un’ora di ginnastica, un caffè con un’amica, nel pomeriggio forse un film, lettura, scrittura…ma soprattutto ho in mente di farmi gli gnocchi al pesto per pranzo. Ho due vasetti di squisito pesto ligure, dono dei miei consuoceri, ed oggi, visto che ho delle belle patate, mi voglio cimentare in quest’opera creativa. Cucinare è senz’altro un’arte; io non sono molto brava, il vero chef della famiglia era mio marito Piero, però riesco a preparare torte buone per le riunioni serali e qualche sugo speciale per la pasta.

Chiedo a un’amica che ritengo più esperta quali ingredienti mettere e mi vengono suggeriti ovviamente patate, farina e un uovo. Sembra facile, concludo.

In cucina, canticchiando, comincio a schiacciare le patate lessate calde e aggiungo l’uovo. Schiaccio e schiaccio, mi sembra un laghetto paludoso. Ah, la farina. La metto, ma non succede niente. Irritata, ne aggiungo ancora, e ancora…intanto il tavolo, il pavimento, la gatta nera che circola curiosa lì intorno… tutti coperti da uno strato bianco. Alla fine mi stufo; tolgo dalla terrina questa pappa e comincio a fare i serpentelli, ma mi rimangono quasi tutti in mano, qualche pezzo si disgrega; non canticchio più , ma continuo ad aggiungere  altra farina. La gatta, se ne va miagolando,  scocciata dal velo bianco che vede volare.

Ah, finalmente la consistenza giusta per fare gli gnocchetti… Non capisco perchè non sono cilindrici, ma simili a sassi deformi. L’acqua bolle… io li butto dentro. Mi pare di ricordare che quando vengono a galla sono pronti. Li scolo e li metto nel mio piatto già pronto con il profumato pesto. Sono grossi, qualcuno è attaccato all’altro come gemelli siamesi, e sono duri, duri come la pietra.  Dalla rabbia li mangio ugualmente, e poi vado a cercarmi il libro dell’Artusi.

La ricetta suggerita da questo mago della cucina non prevedeva l’uovo!

Leggendo la sua ricetta mi rilasso perchè il suo linguaggio ottocentesco e fiorito è una delizia. Continuo a sfogliare e ritrovo in queste pagine l’atmosfera delle famiglie borghesi di fine ottocento e l’importanza che la cucina, fatta a regola d’arte, aveva. Artusi è spiritosissimo, per cui questo libro non è un semplice ricettario, ma è un divertente e utile documento sulla vita dei nostri antenati.

Pellegrino Artusi nasce  a Forlimpopoli nel 1820, si laurea in lettere, si stabilisce a Firenze, diventa critico letterario, scrittore e gastronomo.

 Infine si dedica al commercio, curando in modo particolare i suoi due maggiori interessi: la letteratura e la cucina.

Il suo libro, pubblicato nel 1881, ha già avuto 111 edizioni.  Nella sua opera l’Artusi raccoglie tutte le ricette regionali culinarie dando così, 20 anni dopo l’unificazione d’Italia, un contributo importante per la formazione di una cucina nazionale italiana. E’ un testo che ha cementato l’unità d’Italia non solo a tavola, ma anche nell’uso della lingua. Qualcuno dice che vi ha contribuito più che Manzoni con  I Promessi Sposi.

Il suo è un linguaggio corretto, scorrevole dove si ritrovano parole desuete e qualche toscanismo, e dove la spiegazione del piatto viene “infarcita” di aneddoti, citazioni poetiche, riflessioni personali.

Ecco gli ingredienti che suggerisce per gli gnocchi:

“……………Patate grosse e gialle, grammi 400.Farina di grano, grammi 150:

Vi noto la proporzione della farina per intriderli, onde non avesse da accadervi come ad una signora che, me presente, appena affondato il mestolo per muoverli nella pentola, non trovò più nulla; gli gnocchi erano spariti. -O dov’erano andati?-……..”

 Si erano liquefatti. I miei invece…

Dal suo ricettario a tutt’oggi sono state cancellato soltanto alcune ricette, tra le quali una per cucinare il …pavone!

“Siate allegri ,dunque,” inizia l’Artusi spiegando la sua ricetta dei Biscotti della salute   “chè con questi biscotti non morirete mai o camperete gli anni di Mathusalem. Infatti, io, che ne mangio spesso, se qualche indiscreto, vedendomi arzillo più che non comporterebbe la mia grave età, mi dimanda quanti hanni ho, rispondo che ho gli  anni di Mathusalem, figliolo di Enoch.”…Nella ricetta ci sono anche, oltre farina, zucchero rosso, burro, bicarbonato di soda, uova, latte,  il cremor di tartaro (?) e odore di zucchero vanigliato…

Artusi morì a 91 anni.

Ma insomma in che cosa ho sbagliato nel fare gli gnocchi?